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Il Protocollo Coimbra nel trattamento di Sclerosi Multipla e Malattie Autoimmuni

Il Protocollo Coimbra nel trattamento di Sclerosi Multipla e Malattie Autoimmuni
Pubblicato il:
22 Gennaio 2020

Il dottor Cicero Galli Coimbra è un neurologo originario del Brasile, ma anche professore e ricercatore. Diventa famoso in tutto il mondo per aver curato con successo moltissimi casi di sclerosi multipla e malattie autoimmuni, con una terapia a base di vitamina D3, integratori e un regime alimentare specifico. Nasce così il Protocollo Coimbra.

Sebbene questa terapia non abbia avuto successo in alcuni pazienti, la percentuale dei casi di guarigione o rallentamento della progressione della malattia è davvero altissima. Le statistiche lo dimostrano: dopo 7 mesi di cura si manifestano i primi effetti positivi e, nel 95% dei casi, la remissione della stessa. Il dottor Coimbra afferma però: “Non posso parlare di una cura, perché se questi pazienti smettono di prendere la vitamina D, c’è una buona possibilità che la malattia ritorni ma, per il periodo durante il quale la prendono, possono condurre una vita normale”.

Il ruolo della vitamina D nel trattamento della sclerosi multipla è noto già dal lontano 1986, quando il dottor Goldberg scopre l’enorme carenza di questa vitamina nei suoi pazienti. Sperimenta quindi una somministrazione di 5000 UI al giorno, notando effetti positivi nell’immediato. Da questo momento, vari istituti di ricerca sperimentano e dimostrano il ruolo positivo della vitamina D sul corretto funzionamento del sistema immunitario.

In cosa consiste, quindi, il Protocollo Coimbra? Il nostro sistema immunitario è regolato dalla forma attiva della vitamina D (detta calcitriolo), ma nei soggetti autoimmuni questa è molto bassa perché non avviene la conversione tra vitamina D3 (colecalciferolo) e vitamina D (calcitriolo). Per raggiungere un livello ottimale di calcitriolo, quindi, basterà aumentare il quantitativo di vitamina D, sufficiente a mantenere il sistema immunitario funzionale.

Il dottor Coimbra afferma che: “La differenza tra la vitamina D e i farmaci convenzionali utilizzati nel trattamento di malattie autoimmuni è che la vitamina è un immunoregolatore, non un immunosoppressore. Mentre gli altri farmaci sopprimono il sistema immunitario nel suo complesso, lasciando il corpo suscettibile alle infezioni, la vitamina D è l’unica sostanza in grado di inibire selettivamente la reazione chiamata “Th17”, che è causata dalle malattie autoimmuni”.

Il protocollo Coimbra

Attenzione: il protocollo Coimbra non è un rimedio che possiamo sperimentare a casa. Il metodo richiede una totale comprensione della sua applicazione e ogni paziente richiede una cura personalizzata (basata su analisi del sangue e sulla risposta dell’organismo). Tuttavia, sono note alcune linee guida generali che spiegano la terapia. Per esempio, il dottor Coimbra afferma: “La vitamina D inibisce la produzione di PTH (paratormone). Quindi, se misuro PTH prima che il paziente inizia a prendere la vitamina D e poi lo misuro nuovamente dopo due mesi, posso utilizzare la variazione di PTH come parametro della risposta biologica alla vitamina D . Questo è proprio il fattore che serve a regolare le dosi di vitamina D. Dal momento che la vitamina D inibisce la produzione di PTH, alzo i livelli di vitamina D fino a che il PTH raggiunge il suo più basso livello normale“.

  1. Vitamina D3: la quantità esatta viene calcolata in base al PTH che viene monitorato. Si considera una dose regolata in base al peso (perché la vitamina D3 si immagazzina nei grassi) e man mano che proseguono i controlli, si calcola la dose ideale che porta il PTH al minimo.
  2.     Multivitaminico: sostanze che promuovono la conversione e l’azione della vitamina D e proteggono il corpo da ipercalciura (accumulo di calcio). Solitamente, costituito da: colina, magnesio, riboflavina, acido folico, vitamina B12, vitamine del gruppo B, zinco, cromo, selenio.
  3.     Omega 3.
  4.     Magnesio.
  5.     Eliminare gli alimenti ricchi di calcio: in particolare, i latticini e le acque ad alto residuo fisso. Questa regola è fondante: vanno eliminati i cibi arricchiti di calcio (per esempio, il latte vegetale) e i prodotti con presenza di latte. Da evitare anche la frutta secca. Il Protocollo aumenta i livelli di calcio nell’organismo, quindi è necessario ridurne la produzione tramite l’alimentazione.
  6.     Idratazione: essenziale assumere fino a 2.5 litri di acqua, con basso contenuto di calcio (inferiore a 10/12 mg/litro), al giorno.
  7.     Attività fisica: importante perché aiuta il transito del calcio verso le ossa. Basta una camminata veloce, che favorisce l’attività osteoblastica mantenendo le ossa in ottima salute.
  8.     Analisi periodiche: servono a controllare il livello di vitamina D nell’organismo ed evitare i rischi esposti sopra. I controlli riguardano sangue, urine e ossa e devono essere ripetuti periodicamente.

Effetti collaterali

Il paziente che si sottopone al Protocollo Coimbra deve essere monitorato per ovviare agli eventuali effetti negativi. Questi possono essere: – aumento di calcio nell’organismo (ipercalcemia e ipercalciuria, con conseguenti calcificazioni dei tessuti molli e dei reni, rischio di insufficienza renale);

osteopenia e osteoporosi (decalcificazione delle ossa: il paratormone è la sostanza che si occupa di veicolare il calcio nelle diverse parti del corpo, ossa comprese, ma nella terapia si deve mantenere il PTH molto basso dato il rischio di decalcificazione delle ossa stesse).

Protocollo Coimbra: quanto costa?

Spese mediche a parte (variabili a seconda del dottore), il costo della per seguire il protocollo è davvero bassissimo. Secondo le parole del dottor Coimbra: “Poiché la vitamina D è molto economica e corrisponde al 95% del trattamento, il costo mensile varia da 10€ a 30€ a seconda della dose giornaliera somministrata. Ciò contrasta con i 3.000-5.000 € al mese del costo dei trattamenti convenzionali. Inoltre, la vitamina D elimina il 100% di attività della malattia in quasi tutti i casi, mentre gli altri farmaci bloccano al massimo il 30%, secondo l’industria farmaceutica stessa”.

 

 



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