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Esistono ALIMENTI che influenzano l’AGGRESSIVITÀ NEI BAMBINI?

La problematica

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) caratterizzato da un insieme di sintomi relativi al comportamento che includono disattenzione, iperattività e impulsività. I segnali della presenza dell’ADHD, di solito, si manifestano in età precoce e diventano evidenti con l’ingresso nella scuola primaria. In genere, l’accertamento (diagnosi) avviene tra i 7 e i 10 anni d’età.

Nella maggior parte dei casi, si assiste ad un miglioramento dei disturbi (sintomi) con il progredire dell’età, tuttavia, circa un terzo degli adulti colpiti in età giovanile continua a manifestare la sintomatologia.

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Le persone con ADHD possono avere anche altri problemi di salute come, ad esempio, disturbi del sonno e disturbi d’ansia.

Molti bambini attraversano delle fasi in cui sono particolarmente irrequieti e distratti. Questo è assolutamente normale e non deve essere confuso con l’ADHD. Tuttavia, qualora si sospetti che il comportamento sia diverso da quello dei coetanei, è opportuno far presente il problema al pediatra, agli insegnanti del bimbo o al coordinatore dell’area bisogni educativi speciali
La causa esatta dell’ADHD non è nota ma si è riscontrata una certa familiarità. La ricerca ha identificato alcune possibili differenze nel cervello delle persone con ADHD rispetto a quelle che non soffrono di questo disturbo ma il loro significato non è ancora pienamente chiarito.

Altri fattori che potrebbero avere un ruolo nella comparsa dell’ADHD sono:

  • nascita prematura (prima della 37a settimana di gravidanza)
  • basso peso alla nascita
  • fumo, alcol o abuso di sostanze stupefacenti durante la gravidanza

L’ADHD è più comune tra i maschi rispetto alle femmine. Può essere gestito con un appropriato intervento educativo rivolto ai genitori e ai bambini che presentano il disturbo integrandolo, se necessario, con la terapia farmacologica (trattamento multimodale). Quest’ultima è spesso il primo trattamento offerto agli adulti con ADHD, sebbene le terapie psicologiche come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) possano essere utili.

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I sintomi possono essere correlati a disattenzione e iperattività:

  • attenzione ridotta e facile distraibilità
  • smemoratezza e attitudine a smarrire gli oggetti
  • incapacità di svolgere compiti noiosi o che richiedano molto tempo
  • incapacità di ascoltare o eseguire le istruzioni
  • cambiare continuamente attività
  • difficoltà nell’organizzazione dei compiti
  • non riuscire a star fermi, soprattutto in ambiente tranquillo e silenzioso
  • agitarsi continuamente
  • parlare troppo
  • non rispettare il proprio turno
  • agire impulsivamente
  • interrompere le conversazioni degli altri
  • alterato senso del pericolo

CORRELAZIONE TRA ALIMENTAZIONE E DISTURBI DELL’ATTENZIONE E IPERATTIVITÀ

La dieta della donna in gravidanza, allattamento e del bambino può avere un impatto sullo sviluppo e sull’approfondimento della sindrome ipercinetica.
Ci sono molte prove in grado di correlarla a fattori nutrizionali. Le carenze croniche di alcuni minerali come zinco, ferro, magnesio e iodio e l’insufficiente assunzione con la dieta di acidi grassi polinsaturi a catena lunga, possono avere un impatto significativo sullo sviluppo e l’intensificazione dei sintomi dell’ADHD nei bambini. Un ruolo cruciale è svolto anche dagli acidi grassi polinsaturi omega-3, principalmente DHA, che sono necessari per il corretto sviluppo e la funzione del cervello. La loro carenza cronica può contribuire ad aumentare il rischio di ADHD nei bambini. È stato riscontrato che l’assunzione di prodotti alimentari con un basso indice glicemico aiuta a ridurre i sintomi in alcuni bambini iperattivi.

È stato anche dimostrato l’impatto positivo sul comportamento dei bambini con ADHD, dato dell’eliminazione di alcuni prodotti o ingredienti:

  • Additivi alimentari sintetici, come coloranti alimentari artificiali e conservanti
  • Alimenti ricchi di salicilati
  • Zuccheri

Relativamente a questo ultimo punto, alcuni ricercatori stanno cercando un legame tra un consumo elevato di zucchero per un lungo periodo e l’ADHD. Queste affermazioni hanno influenzato organizzazioni come l’American Hearth Association (AHA), l’American Academy of Pediatrics (AAP) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che raccomandano di limitare l’assunzione di zuccheri liberi a meno del 10% dell’apporto energetico totale per adulti e bambini, osservando che un’ulteriore riduzione del 5% fornirebbe ulteriori benefici per la salute [OMS, 2015].
I primi mesi di vita sono cruciali per il processo di apprendimento del sapore negli esseri umani. L’esperienza precoce con gusti diversi è molto importante per la successiva accettazione degli alimenti, specialmente quelli sani. È quindi fondamentale che medici e genitori possono e devono sostenere in sinergia il sano sviluppo delle preferenze di gusto e del comportamento alimentare dei bambini.

COMPONENTI DELLA DIETA CON IMPATTO POSITIVO

ACIDI GRASSI POLINSATURI

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Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) sono un trattamento complementare ben studiato per l’ADHD. Gli acidi grassi Omega-3 non possono essere sintetizzati dall’uomo e sono necessari nella nostra dieta. Nella dieta occidentale, gli acidi grassi omega-6 o i loro precursori (es. acido linoleico) sono molto più abbondanti degli acidi grassi omega-3 o dei loro precursori (es. acido alfa-linolenico). Un alto rapporto omega-6/omega-3 può alterare le proprietà della membrana cellulare e aumentare la produzione di mediatori dell’infiammazione perché l’acido arachidonico, un acido grasso omega 6 presente nelle membrane cellulari, è il precursore degli eicosanoidi infiammatori, come le prostaglandine e i trombossani. Al contrario, gli acidi grassi omega-3 sono anti-infiammatori.
Pertanto, un elevato rapporto tra omega-6 e omega-3 nella dieta potrebbe favorire la neuroinfiammazione. L’aumento della concentrazione di acidi grassi omega-3 nella dieta può anche agire alterando la fluidità della membrana cellulare del sistema nervoso centrale e la composizione dei fosfolipidi che possono alterare la struttura e la funzione delle proteine ​​in essa incorporate. Con questo meccanismo, le concentrazioni aumentate di acidi grassi omega-3 nelle membrane cellulari hanno dimostrato di influenzare la neurotrasmissione della serotonina e della dopamina soprattutto nella corteccia frontale e possono essere importanti nella patogenesi dell’ADHD. Gli acidi grassi omega-3 possono anche favorire la riduzione dello stress ossidativo, che è stato dimostrato essere elevato nell’ADHD.

I prodotti che contengono buone concentrazioni di DHA e EPA sono per lo più di origine animale, come il pesce (salmone, sgombro, tonno, aringhe, trota etc.), l’olio di pesce, molluschi, crostacei.

MELATONINA

La melatonina è un ormone secreto principalmente dalla ghiandola pineale in risposta alle variazioni del ciclo circadiano ed è stato utilizzato negli ultimi due decenni per il trattamento dei disturbi del sonno negli adulti e nei bambini. Contrariamente alla maggior parte dei farmaci per dormire disponibili, la melatonina ha un potenziale di dipendenza limitato e non è associata all’assuefazione. Dato che i problemi del sonno sono comuni nei bambini con ADHD e si ipotizza che possano essere correlati alla patogenesi del disturbo, rimane la possibilità che la melatonina possa migliorare sia i problemi di sonno che i sintomi dell’ADHD nei bambini con entrambe le condizioni. È stato ipotizzato che un sottogruppo di bambini con ADHD sperimenti un’insonnia cronica con esordio nel sonno che porta a un’eccessiva sonnolenza diurna associata a disinibizione, ipereccitazione e problemi con le funzioni esecutive che imitano l’ADHD.
La melatonina può essere somministrata sottoforma di integratore alimentare o farmaco da banco, ma si ritrova anche in alcuni alimenti, prevalentemente di origine vegetale come avena, banane, mandorle, cacao, noci, cavoli.

 

 

Bibliografia:
Konikowska K, Regulska-Ilow B, Rózańska D. The influence of components of diet on the symptoms of ADHD in children. Rocz Panstw Zakl Hig. 2012;63(2):127-34. PMID: 22928358.
ISS (Istituto Superiore di Sanità)
Oxidative Stress and ADHD: A Meta-Analysis. Joseph N, Zhang-James Y, Perl A, Faraone SV J Atten Disord. 2015 Nov; 19(11):915-24.
Heilskov Rytter MJ, Andersen LB, Houmann T, Bilenberg N, Hvolby A, Mølgaard C, Michaelsen KF, Lauritzen L. Diet in the treatment of ADHD in children – a systematic review of the literature. Nord J Psychiatry. 2015 Jan;69(1):1-18. doi: 10.3109/08039488.2014.921933. Epub 2014 Jun 16. PMID: 24934907.
Omega-3 fatty acids and monoamine neurotransmission. Chalon S Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2006 Oct-Nov; 75(4-5):259-69.
Paglia L. The sweet danger of added sugars. Eur J Paediatr Dent. 2019 Jun;20(2):89. doi: 10.23804/ejpd.2019.20.02.01. PMID: 31246081.

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Dott. Luca Lattuada Biologo Nutrizionista
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